Mega trend e Outlook

I megatrend globali sono cambiamenti di carattere trasformativo che rappresentano fonti di ispirazione e opportunità di crescita. Noi di Banco BPM valutiamo costantemente i mercati e il contesto economico per trovare nuovi modi di affrontare questi megatrend. Insieme ai nostri clienti, possiamo creare soluzioni alle pressanti esigenze e sfide sociali e ambientali poste da questi trend.

Evoluzione Prevedibile della gestione

Il quadro generale, già condizionato dal perdurare della pandemia, è reso ancora più complicato dalle tensioni generate dall’invasione russa dell’Ucraina, con inevitabili effetti sulle prospettive di crescita e sulle aspettative di inflazione trainati dall’aumento del costo delle materie prime.

 

L’aggressione russa è stata, infatti, immediatamente oggetto della ferma condanna sia da parte dell’Unione Europea che da parte degli Stati Uniti e di tutti i paesi membri della NATO. Alla condanna ha fatto seguito l’approvazione di un’ampia gamma di sanzioni nei confronti della Russia, tra le quali il blocco delle esportazioni di tecnologia, il divieto di fare affari con le aziende statali russe, le aziende strategiche e quelle produttrici di gas e petrolio, nonché il blocco del sistema SWIFT per le banche russe. Le sanzioni hanno generato una immediata crisi del sistema finanziario russo che ha trovato manifestazione in una rapida e pesante perdita di valore del rublo, nel declassamento del rating sovrano, nella configurazione di seri rischi di fallimento per le banche russe e nel crollo delle quotazioni dei titoli emessi da società russe. Gli effetti delle sanzioni sono destinati tuttavia a colpire anche i paesi occidentali che le hanno decise e le prospettive macroeconomiche sono oggi molto incerte in quanto l’influenza su di esse degli eventi più sopra descritti dipenderà in larga parte dalla imprevedibile durata ed esito del conflitto in corso. Si prefigurano, quindi, ipotesi di una minore crescita economica in Europa e, in tale scenario, l’economia italiana, dopo la forte crescita registrata nel 2021, è attesa rallentare il proprio sviluppo, che continuerà però a beneficiare dell’impiego dei fondi del Next Generation EU e del permanere di condizioni monetarie che, nonostante una politica meno accomodante e tassi gradualmente in rialzo, rimarranno nel complesso favorevoli.

 

L’andamento operativo del Gruppo nel corso dell’esercizio continuerà inevitabilmente ad essere influenzato dal contesto esterno, anche se non si prevedono impatti significativi sul Banco BPM correlati all’esposizione diretta del Gruppo verso la Russia e l’Ucraina. Ciò, in quanto tale esposizione è estremamente limitata essendo pari a meno dello 0,1% del totale delle attività per cassa e dei crediti di firma.

 

Il margine di interesse, che risentirà nel secondo semestre della minore contribuzione derivante dal termine del periodo di extra remunerazione sul funding BCE in forma di TLTRO, trarrà vantaggio dal rialzo dei tassi sia nella componente di matrice commerciale che in quella derivante dal portafoglio delle attività finanziarie. Il Gruppo presenta una signficativa “sensitivity” pari a € 415 milioni in uno scenario di shift parallelo di 100 p.b. dei tassi.

 

Le commissioni, pur risentendo del complessivo rallentamento della crescita economica e delle tensioni sui mercati, saranno ancora sostenute dalla dinamica dei comparti asset management e Bancassurance, mentre il forte governo degli oneri operativi continuerà a costituire una delle principali aree di focus dell’azione manageriale, tesa a limitare gli impatti derivanti dall’improbabile ripetibilità di taluni recuperi di costo che hanno caratterizzato lo scorso esercizio (relativi soprattutto alle spese per il personale), dagli aumenti connessi all’applicazione del Contratto Nazionale di categoria, dalla crescita degli investimenti IT e dall’inflazione.

 

Relativamente alle rettifiche su crediti, l’approccio conservativo nella valutazione adottato nel 2021 sia sulle esposizioni performing che non performing, pur in una dinamica di flussi a default che, per quanto allo stato ancora molto contenuta, potrebbe crescere in corso d’anno in caso di un ulteriore peggioramento dello scenario macroeconomico, dovrebbe permettere di proseguire nel percorso di riduzione del costo del credito avviato negli ultimi anni, senza pregiudicare il trend di derisking e il mantenimento di un solido livello di copertura.

 

In sintesi, al netto di significativi peggioramenti di scenario, la performance complessiva del Gruppo nel 2022, potendo fare leva sui risultati migliori delle attese registrati nel 2021, è stata prevista coerente con la tendenza delineata nel Piano Strategico e con i relativi target di medio periodo.

Aggiornamento Maggio 2022

Contesto economico

Nel 2021 l’economia globale è uscita dalla recessione provocata dalla pandemia. Il forte rimbalzo dopo la caduta del 2020, inizialmente guidato dalla manifattura, si è esteso ai servizi assumendo la caratteristica di un ritorno verso i trend storici di sviluppo: in alcune tra le principali economie avanzate il PIL ha raggiunto livelli anche superiori a quelli del 2019, in particolare negli USA e in Cina, mentre in altre, tra cui l’Italia, il traguardo è rinviato al 2022. In soli cinque trimestri, una profonda recessione è stata seguita da una rapidissima ripresa, con un rimbalzo economico a “V”, senza precedenti.

 

La rapidità della crescita rischia però di determinare gli effetti di medio-lungo termine più deleteri che la pandemia potrebbe indirettamente lasciare in eredità all’economia mondiale: l’aumento della disuguaglianza reddituale, diffuse interruzioni delle catene di approvvigionamento iniziate nel 2020 e prolungatesi nel 2021, nonché una solida ripresa della dinamica dei prezzi al consumo, specie nelle economie avanzate, agevolata dall’inedita crescita delle masse monetarie. Dopo il crollo del 2,9% nel 2020, i preconsuntivi indicano una crescita del PIL mondiale al 5,9% nel 2021 (stime FMI), grazie alla significativa ripresa della domanda interna, specie nella componente dei servizi, e del commercio internazionale.

 

Tra i paesi industrializzati, sul finire dell’anno, si è riscontrata una certa eterogeneità di percorso nella ripresa economica, con una performance migliore in Europa rispetto a Stati Uniti e Cina. Il dato aggregato maschera, infatti, un quadro differenziato sia tra economie di mercato avanzate che tra paesi emergenti, il che riflette, in buona misura, anche i differenti ritmi di vaccinazione. In tale contesto il commercio internazionale ha segnato una forte accelerazione, specie nella prima parte del 2021, nonostante diversi ostacoli alla completa riattivazione delle catene del valore ed un calo degli scambi con la Cina nella seconda metà dell’anno. Il progresso nella media dell’anno è stimato al +8,6% (Fonte: Prometeia in USD costanti 2000) contro il -5,2% del 2020. Nel dettaglio delle singole economie principali, negli Stati Uniti il PIL, dopo una partenza brillante ad inizio anno, trainata anche dalle misure dello “Stimulus and Relief Package 4” di fine 2020, nel terzo trimestre ha segnato una netta decelerazione (+2,3% annualizzato il PIL del 3° trimestre dal +6,7% del secondo), in larga parte imputabile alla frenata dei consumi e degli investimenti fissi non residenziali.

 

Nell’ultimo quarto del 2021 la crescita ha ripreso tono: +6,9% annualizzato, sospinta dalla ripresa dei consumi, +3,3%, ma soprattutto dallo slancio sostenuto degli investimenti privati lordi, +32,0%, grazie anche alla componente dei prodotti della proprietà intellettuale, +10,6%. Sul finire dell’anno è da registrare, infine, la mancata approvazione del Build Back Better Plan – il cui esame è stato rimandato al 2022 – contenente sia le misure previste dall’America Job Plan (a sostegno del mondo produttivo) che dall’American Family Plan (a sostegno delle famiglie). La crescita media del 2021 si è attestata al +5,7%.

 

La forte ripresa ha esercitato un impatto positivo sul mercato del lavoro: la disoccupazione è scesa al 3,9% a dicembre (6,7% a fine 2020) mentre i posti di lavoro non agricoli sono aumentati di circa 6,5 milioni sui 12 mesi. Nonostante ciò le job openings (posti di lavoro non coperti) rimangono particolarmente elevate: 10,9 milioni a dicembre 2021 contro i 6,6 milioni di dodici mesi prima, un mismatch che rappresenta uno dei significativi vincoli dal lato dell’offerta aggregata. Questo fenomeno, attraverso le pressioni sui salari medi orari (+4,7% tendenziale a dicembre 2021), esercita anche un forte stimolo inflattivo. I prezzi al consumo, misurati dal CPI, hanno accelerato sensibilmente nel periodo: +7,0% a dicembre 2021 che si confronta con il +1,4% di dodici mesi prima.

 

In Cina, dopo un primo semestre di significativa ripresa favorita dalla generalizzata riapertura delle attività produttive e dalla positiva dinamica del credito sociale (total social financing), seppur in rallentamento, a partire dal 3° trimestre l’attività economica (PIL +0,2%, +1,2% nei tre mesi precedenti) ha sofferto dei problemi del settore immobiliare, che rappresenta circa un terzo del PIL cinese, appesantito dalle forti difficoltà finanziarie del colosso immobiliare Evergrande, poi finito in default. La vicenda, che ha determinato un limitato contagio finanziario, è stata accompagnata da una maggiore debolezza degli investimenti infrastrutturali rispetto al passato e da un inasprimento del quadro normativo, volto a rallentare l’eccesso di credito al settore privato in una fase che ha visto il rialzo dei prezzi dei prodotti energetici e nuove misure di lockdown legate a riprese locali dei contagi. Nel complesso, la crescita del PIL cinese per il 2021 si attesta al +8,1%, a fronte di un tasso di inflazione in ripresa a dicembre: +1,5% rispetto al +2,3% di novembre (+0,2% a dicembre 2020). L’economia giapponese, nella prima metà dell’anno ha sofferto un prolungamento dello stato di emergenza (e delle relative misure di distanziamento) deciso dalle autorità delle più grandi prefetture del Paese di fronte all’aumento dei casi infettivi. La ripresa dei consumi e degli investimenti è avvenuta principalmente nel secondo trimestre (PIL +1,9% annualizzato), grazie alle attività connesse all’appuntamento olimpico, nonchè alla spesa e agli investimenti delle aziende alimentata dalla rapida ripresa economica globale. Essa è però stata nuovamente smorzata dalla diffusione della variante Delta in estate: -3,6% annualizzato il PIL del 3° trimestre. Il sistema produttivo nipponico, tra i principali beneficiari dello spostamento dell’asse della crescita globale verso la Cina, ha inoltre accusato, nella seconda metà dell’anno, il rallentamento del grande partner commerciale asiatico e la crescita per l’intero 2021 si è attestata al +1,6% (contro il -4,8% del 2020). Il nuovo Governo, in carica da ottobre e presieduto dal premier Fumio Kishida, ha varato a novembre un pacchetto di misure di stimolo per 490 miliardi di USD volto a ridare slancio alla crescita indebolita dalla pandemia. Tra le economie emergenti, l’accelerazione dei prezzi ha interrotto la ripresa più bruscamente in Russia e Brasile, dove l’inflazione al consumo ha toccato rispettivamente l’8,1% e il 10,7% a ottobre. Entrambe le banche centrali hanno comunque aumentato i tassi di interesse più volte durante l’anno. Il tasso di crescita dei prezzi alla produzione verso fine anno si è stabilizzato in ambo i casi, a fronte di alcune dislocazioni dell’offerta. Le stime indicano per il 2021 una crescita del PIL russo al +3,2% mentre la crescita del PIL brasiliano si è attestata 4,9%.

 

L’inflazione internazionale ha segnato una brusca accelerazione nell’anno, +4,5% contro il +3,4% del 2020 (Fonte Prometeia), trainata sia dalla repentina ripresa della domanda globale sia, specie nella seconda metà dell’anno, dal diffuso aumento dei corsi delle materie prime e dei beni energetici. I prezzi spot del petrolio hanno superato gli 80 dollari al barile (sia Brent che WTI). L’impatto inflattivo è stato esacerbato dalle difficoltà diffuse lungo le catene di fornitura globali, ne è un esempio la carenza di semiconduttori, che ha interessato in misura marcata il settore automotive, ed il vertiginoso aumento dei noli marittimi. A maggio 2021 il Baltic Dry Index era cresciuto del +670% rispetto a 12 mesi prima. Le aspettative di inflazione a medio termine hanno raggiunto il 3% negli Stati Uniti.

Aggiornamento: Gennaio 2022